E' un luogo comune della mia città dire "Se sai guidare a Napoli, sai guidare ovunque".
Ormai lo pensano solo i napoletani. E quando i napoletani decidono che una cosa è, essa non può non essere.
In effetti un mio vecchio amico, che lavora a Cremona, mi ha confessato che quando si è trasferito, ha dovuto praticamente reimparare i segnali stradali ed a rispettarli.
D'altro canto guidare a Napoli, cosa che ho smesso di fare qualche anno fa, richiede un livello di attenzione notevole. Possono arrivarti da entrambi i lati motorini a tagliarti la strada, pigiando il clacson quasi come a darti del coglione. Le precedenze sono di chi se le prende, quindi se non hai l'intraprendenza di lanciarti ad un incrocio, non passerai mai: è una guerra psicologica, sul genere dei telefilm americani, con le due auto che corrono l'una verso l'altra e chi ha i nervi meno saldi sterza per primo, finendo fuori strada. E se aspetti una persona civile, che conosca come funzionano le precedenze, ci metti così tanto tempo che ti fai un corteo di clacson alle spalle.
Parcheggi chirurgici, manovre al cardiopalma... routine.
Non riesco ad immaginarmi un napoletano verace che mette piede in un auto in Usa, dove, ad esempio, i limiti di velocità son bassissimi, e se tenti di dribblare le auto come si fa qui, ti ritrovi ben presto un robusto paio di braccialetti in ghisa.
In realtà questo ragionamento è valido per tutte le metropoli italiane, non solo per Napoli. La guida selvaggia c'è, anche se non ai livelli barbari della mia città.
Tuttavia mi risulta difficile spiegare questo atteggiamento in una città dai ritmi assonnati, quasi dormienti. Dove tutto è lento, dove lo stress è molto relativo.
Conosco perlomeno un paio di persone, capaci tranquillamente di fare una o due ore di ritardo su un appuntamento, magari tranquillamente parlando al telefono oltre l'orario stabilito oppure pettinandosi i capelli, ed arrivare con una tale calma, da farti pensare che in effetti l'orario stabilito fosse quello e sia stato tu a capire male.
Entrambe queste persone, dall'andatura lentissima, appena entrano in un auto diventano dei pirati della strada di proporzioni apocalittiche.
Sorpassi su linea continua, in curva, violente accelerazioni e frenate ad un centimetro dalla persona davanti, in barba a tutte le regole sulla distanza di sicurezza, ho visto persino fare i 120 in città. Ed è solo una piccola parte del repertorio, vastissimo.
Tutto per rosicchiare qualche paio di minuti su un ritardo ciclopico?
In verità pensavo pure io fosse così, infatti tentavo di porre un ragionamento logico: muoviti in anticipo di 10 minuti e non avrai bisogno di correre...
Ma la verità è che la guida spericolata, lo slalom selvaggio e il disprezzo delle regole sono espressione di ben altro.
Il napoletano, perfettamente coerente con la filosofia in auge da queste parti, deve fregare l'altro. Deve dimostrarsi più furbo e quindi migliore. La persona furba infrange le regole e non ne paga le conseguenze. La persona furbasorpassa chi ha davanti. La persona furba ha un delirio di onnipotenza che gli assicura preciso controllo sulle reazioni del mezzo, indi può tranquillamente correre in città, certo di avere la capacità superiore all'uomo comune di trarsi d'impaccio per mezzo della sua superiore bravura.
E' una competizione, guidare. Bisogna fare un tempo migliore degli altri, superarli tutti e dimostrare di essere migliori.
Non so come la guida abbia assunto questa sua espressione, dato che in altri paesi guidare è solo un metodo per spostarsi da un punto all'altro. Fatto sta che è così.
Ma se mi si dice che a Napoli si guida meglio che altrove, beh io mi faccio una grassa risata.
Forse non lo sapete, ma se chiedete ad un qualunque americano, vi dirà che gli italiani non sanno guidare. Ci considerano dei pazzi furiosi al volante. E direi che tanto torto non hanno.
martedì 11 settembre 2007
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1 commento:
Sante parole... accadono cose inspiegabili in questa città! XD
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