Non parliamo sempre di malviventi, delinquenti e politici.
Una delle figure più belle dell'Italia del secolo scorso, secondo me è Ettore Majorana.
Sentite cosa diceva lui uno dei mostri sacri della fisica come Enrico Fermi:
« Al mondo ci sono varie categorie di scienziati; gente di secondo e terzo rango, che fanno del loro meglio ma non vanno lontano. C'è anche gente di primo rango, che arriva a scoperte di grande importanza, fondamentale per lo sviluppo della scienza. Ma poi ci sono i geni come Galileo e Newton. Ebbene Ettore era uno di quelli. Majorana aveva quel che nessun altro al mondo ha. Sfortunatamente gli mancava quel che è invece comune trovare negli altri uomini: il semplice buon senso. »
Insomma Majorana era una di quelle persone che chiamiamo "menti superiori".
Originario di Catania, si trasferì poi a Roma.
Prima ancora di iniziare le elementari, riusciva a stupire tutti eseguendo a mente moltiplicazioni ed addizioni complicatissime.
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Si diplomò nel 1906 a soli 17 anni, e si iscrisse, sulle orme del padre, alla facoltà di ingegneria.
Qui fu complice, assieme ad amici di uno scherzo, che avrebbe potuto costargli caro:
In pratica inventarono un antenato dell'hi-jacking (e parliamo dei primi anni '10...).
Montarono un apparecchio sperimentale che emetteva onde radio infinitamente più potenti di quelle della RAI, e al momento in cui Marconi, l'inventore della stessa e noto filo-fascista, iniziò il suo discorso alla radio, attivarono il segnale e fecero partire un discorso funebre, nel quale il serissimo presentatore descriveva le modalità della morte che aveva colto il cavalier Marconi proprio in quel momento.
Lui e i suoi "amichetti" Emilio Segrè e Bruno Pontecorvo (detto nulla...), furono richiamati dal preside, Orso Maria Corbino, e indirizzati per le loro capacità verso la facoltà di Fisica.
Qui insegnava nientemeno che Enrico Fermi ed il suo assistente, Franco Rasetti.
Insomma ci sono gli ingredienti per una storia eccezionale: due dei più grandi scienziati della storia, assieme ad un nugolo di veri e propri geni.
Furono chiamati i "ragazzi di via Panisperna", dalla via in cui era sita la facoltà di fisica dell'Università "La Sapienza" di Roma.
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Il primo incontro con Enrico Fermi, sembra uscito da un film:
Majorana entrò nello studio di Fermi, che in quel periodo lavorava al modello statistico dell'atomo che poi sarà una delle più grandi conquiste nell'ambito della meccanica quantistica.
Dopo mesi di lavoro l'equipe del prof. Fermi era riuscito ad ottenere una tabella con i valori teorici. Li mostrò a questo curioso ragazzino siciliano...
Lui li guardò, e si congedò.
Il giorno dopo, Majorana sarebbe ritornato da fermi, avrebbe estratto un foglietto e infine chiesto di rivedere quella tabella.
La confrontò... e... disse a Fermi che la sua tabella andava bene, perché era in accordo con la sua (che aveva calcolato nelle ultime ore...)!
Tuttavia Majorana era un carattere molto difficile: nonostante non faccesse lavoro di "squadra", era sempre un passo avanti a tutti.
Alle sue conclusioni, gli altri arriveranno solo anni dopo.
Ma si rifiutò categoricamente si pubblicare alcunchè: sostiene che le sue scoperte sono "banali".
Qualunque cosa egli riesca a scoprire, proprio per il fatto che sia stato possibile scoprirla, gli risulta antiquata e ovvia.
Scoprì per primo il neutrone, ma non divulgò la cosa, tant'è che la scoperta ufficiale fu attribuita anni dopo a Chadwick.
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Alla fine decise di continuare il suo lavoro di ricercatore all'estero, in Danimarca, dove conobbe Heisenberg, uno dei padri della quantomeccanica, scopritore del principio di indeterminazione di Heisenberg, secondo il quale possiamo conoscere la velocità di una particella o la sua posizione, ma mai queste due cose assieme e mai con certezza ma solo distribuendo delle "densità di probabilità".
Nelle sue lettere, sentite cosa scriveva di Heisenberg:
(...) ho scritto un articolo sulla struttura dei nuclei che ad Heisenberg è piaciuto benché contenesse alcune correzioni a una sua teoria (...)
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Majorana era lo stereotipo del genio. Sentite cosa pensava di lui Laura Fermi, moglie di Enrico:
Majorana aveva però un carattere strano: era eccessivamente timido e chiuso in sé. La mattina, nell'andare in tram all'Istituto, si metteva a pensare con la fronte accigliata. Gli veniva in mente una idea nuova, o la soluzione di un problema difficile, o la spiegazione di certi risultati sperimentali che erano sembrati incomprensibili: si frugava le tasche, ne estraeva una matita e un pacchetto di sigarette su cui scarabocchiava formule complicate. Sceso dal tram se ne andava tutto assorto, col capo chino e un gran ciuffo di capelli neri e scarruffati spioventi sugli occhi. Arrivato all'Istituto cercava di Fermi o di Rasetti e, pacchetto di sigarette alla mano, spiegava la sua idea.
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Nel periodo precedente alla seconda guerra mondiale, il carattere di Majorana, anche a seguito di incidenti in famiglia, si incupisce sempre più.
Ettore era molto più avanti: alcuni pensano che le sue ricerce sui nuclei radioattivi fossero ad un punto molto più avanzato di quello che i suoi collaboratori credessero, e che avesse già intuito l'uso bellico che ne sarà poi fatto con il progetto Manhattan e la bomba atomica.
Ma ormai nulla poteva più fermare questo genio impaziente, che scomparve pochi anni prima dello scoppio della guerra, non lasciando alcuna traccia.Prima di sparire, consegnò una cartella con i suoi studi a Gilda Senatore, a Napoli, dove insegnò negli ultimi anni. Non si è mai più trovata questa cartella, dopo che essa fu consegnata al rettore dell'università.
Le ipotesi sulla sua scomparsa si buttano: ma nelle sue lettere non fa mai riferimento ad un suicidio, ma solo ad una sua scomparsa.
Prima di sparire preleva i suoi risparmi dalla banca... e scappa.
E' quasi certo che si sia ritirato in un convento a Napoli.
Majorana era infatti un cattolico entusiasta, ed era in contatto con un vescovo, Mons. Riccieri, suo confessore, che racconterà che Ettore era spesso colto da crisi mistiche.
Un'altra ipotesi molto pittoresca, nata da un libro sulla sua scomparsa di Sciascia:
sarebbe stato proprio lui il barbone definito come omu cani che negli anni '70 girovagava per la Sicilia, dotato di incredibili conoscenze scientifiche e che nei luoghi in cui passava, aiutava gli scolari a svolgere i compiti.
Qualche anno dopo, nel '33, il figlio del fratello di Ettore, Luciano Majorana, trovò un documento , presso un notaio.
C'era una parte delle sue scoperte: roba da fantascienza per l'epoca.
Si parlava di materia, di antimateria, conduttori magnetici. Luciano ne parla come di roba di fantasia. In realtà tutte queste scoperte saranno poi effettivamente fatte solo negli anni '60.
Molti anni più tardi, a New York, durante il progetto Manhattan:
Il vertice era composto da Oppenheimer, il Direttore del Progetto, due scienziati, Fermi e Wigner e un generale.Ci furono tre momenti di crisi. Nella riunione di vertice per risolvere la prima crisi, Enrico Fermi, rivolto a Wigner, il padre del Teorema del Tempo, disse: «Qui ci vorrebbe Ettore». Alla seconda crisi, quando il Progetto sembrava essersi incanalato su un binario morto, Fermi ripetè: «Ci vorrebbe Ettore!». Dopo la riunione “top-secret”, il generale decise di chiedere al grande Professore Wigner chi fosse questo “Ettore” e Wigner rispose: «Majorana». Il Generale chiese se era possibile sapere dove potesse trovarsi per cercare di portarlo in America. Wigner rispose: «Purtroppo è scomparso tanti anni fa».
1 commento:
GRAZIE, SONO MOLTO GRATA PER QUESTO RICORDO. hA RAGIONE, è BELLISSIMO CONSTATARE CHE IN QUESTO MONDACCIO CISONO ANCHE DELLE COSE BUONE IMPORTANTI!
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